Approfondimento : il Kimono giapponese

In questo post cercherò di fare un piccolo approfondimento sul kimono, l’abito tradizionale giapponese divenuto anche un simbolo di questo Paese.

La parola kimono vuol semplicemente dire “qualcosa (mono) da indossare (ki)”. Come succede sempre per qualsiasi capo di abbigliamento, non è facile tracciarne la storia nel tempo, dato che nel corso dei secoli il kimono si è continuamente trasformato (anche perchè questa parola indicava originariamente proprio qualsiasi tipo di abito!). E’ comunque sicuro che in origine esso fosse stato influenzato dall’abbigliamento tradizionale cinese, grazie alle ambasciate giapponesi presenti in Cina, e che la forma con cui lo conosciamo oggi risalga alla fine del XVIII secolo, durante l’epoca di Edo.

tessuto

I kimono tradizionali vengono realizzati utilizzando un singolo rotolo di stoffa chiamato tan largo circa trentacinque centimetri e lungo circa undici metri e mezzo. Il kimono finito consiste di quattro larghe strisce di tessuto (due pannelli che coprono il corpo e due che vanno a formare le maniche) più due piccole strisce per il colletto ed i risvolti del pannello frontale. I tessuti più usati per il loro confezionamento erano tradizionalmente  la seta ed il broccato, mentre oggi si trovano anche kimono di cotone, lino, poliestere ed altre fibre sintetiche.

male kimono

Forse non tutti sanno che anche gli uomini indossano il kimono, anche se in forme molto più semplici, con pochi colori e senza particolari decorazioni sul tessuto. I lottatori di sumo ad esempio sono spesso vestiti con questo abito tradizionale, più o meno formale a seconda degli accessori indossati, del tipo di tessuto e della presenza o meno dello stemma di famiglia (kamon).

Mentre i kimono maschili sono confezionati in diverse taglie, quelli femminili sono sostanzialmente di una sola taglia, e vengono adattati alle varie forme e dimensioni del corpo rimboccando o piegando opportunamente il tessuto. In compenso la varietà di stili, colori e decorazioni è davvero enorme! La scelta è dettata dall’età della donna, dal suo stato civile e dalla formalità dell’occasione.

Di seguito alcune delle principali tipologie (ma non sono tutte!):

  • Kurotomesode: completamente nero e decorato solo sotto la cintura, solitamente con cinque kamon dipinti su maniche, petto e schiena. E’ il tipo di kimono più formale e può essere indossato solo dalle donne sposate (spesso lo utilizzano le madri degli sposi ai matrimoni).
  • Furisode: il nome, che vuol dire “maniche svolazzanti”, rimanda alle lunghe maniche che in questo tipo di kimono possono arrivare ad oltre 1 metro. E’ di solito completamente decorato, molto formale e può essere indossato soltanto dalle ragazze nubili. I “furisode” sono in gran parte utilizzati nella cerimonia di passaggio alla maggiore età delle giovani (Seijin Shiki) e dalle parenti nubili degli sposi nei matrimoni.
  • Hōmongi: un kimono abbastanza formale, per occasioni eleganti, caratterizzato da decorazioni che si sviluppano oltre le spalle; viene indossato sia da donne nubili che sposate.
  • Komonindossato sia da donne sposate che da donne nubili, abbastanza informale e caratterizzato da un piccolo motivo decorativo ripetuto su tutta la superficie dell’abito.
  • Yukata: estremamente informale, sfoderato, generalmente in cotone, lino o canapa. E’ spesso indossato in estate in occasioni all’aperto da uomini e donne di ogni età, oppure alle terme, dove spesso viene offerto agli ospiti degli stabilimenti termali.
  Kurotomesode                                                                  Furisode

kurotomesode923-1furisode

                                                                                              

  Homongi                           Komon                                                  Yukata

homongi[4]komonyukata_fashion_6989

 

Al kimono vengono sempre abbinati svariati tipi di accessori, tra cui i più famosi sono la cintura (obi), che può essere annodata in svariati modi anche piuttosto intricati, la sottoveste (hiyoku), l’eventuale soprabito (haori), che lo rende più formale, ed i tradizionali sandali con relativi tabi (calzini con la separazione per l’infradito).

Vista l’incredibile complessità nell’accostare i vari strati di tessuto, unirli e fissarli tra loro, avrete immaginato che è praticamente impossibile indossare un kimono da soli, senza l’aiuto di assistenti esperti.

Se pensate che questo tipo di abbigliamento sia ormai anacronistico, dovete ricredervi: in questi ultimi anni sta addirittura tornando alla ribalda e riscuotendo grande successo anche in Occidente, dove i più famosi stilisti si ispirano spesso a questo capo per le loro creazioni. E poi diciamolo, come al solito i giapponesi sanno perfettamente come mixare la tradizione alla modernità…guardate un po’ qui alcune delle creazioni più recenti…

kimono disney

modern kimono wedding dress1 modern kimono

cane kimono cane 2

Annunci

Approfondimento: il Sari indiano

Il Sari – o più correttamente la Sari essendo nella lingua originaria un nome di genere femminile  – è il più famoso vestito tradizionale indiano. La sua presenza, seppur con le dovute differenze, è testimoniata fin da epoche antichissime, circa 5.000 anni fa. Nei secoli questo indumento ha subito svariati mutamenti nei disegni, nelle dimensioni e nello stile, fino ad arrivare ai giorni nostri in moltissime varianti di drappeggi, tessuti e tipo di lavorazione, che differiscono soprattutto tra le diverse Regioni delll’India.

Il Sari consiste in una striscia di stoffa (seta, cotone, sintetico o altro), solitamente lunga tra i 5 e gli 8 metri e larga tra il metro ed il metro e quaranta. Il metodo più noto per indossarlo (Stile Nivi) è avvolgere la stoffa intorno al punto vita per poi farla risalire lateralmente, appoggiandola sulla spalla, coprendo l’ombelico e lasciando scivolare la parte finale, detta pallu, sulla schiena. Sono comunque ufficialmente riconosciuti oltre 80 diversi modi di indossarlo. Ogni stile necessita di una diversa lunghezza di tessuto e quindi ogni Regione ha sviluppato una diversa tessitura in funzione delle misure tradizionalmente richieste. Le lunghezze maggiori sono poi riservate agli abiti più ricchi di lavorazioni, con bordure in oro e pallu a decorazione più elaborata.

Assieme al Sari, va acquistato anche un altro pezzo di tessuto uguale o in nuance, la Choli. Si tratta di una ridottissima blusa a bolero che funge da reggiseno e dovrebbe essere molto attillata al corpo, tanto da rendere consigliabile confezionarla su misura. Un altro accessorio importante è la Pavadai, una sottogonna di cotone, sempre in nuance, con chiusura a coulisse in vita: su di essa vanno fissate le pieghe del Sari, appena sotto l’ombelico.

Oltre al drappeggio, è ovviamente molto importante la scelta del tessuto, che varia in base all’occasione, riservando la seta ed il broccato alle situazioni più formali. Seppur ai giorni nostri le donne indiane scelgano il Sari in base ai loro gusti personali, la tradizione attribuisce un preciso significato anche al colore dell’abito:

  • il rosso è tipicamente il colore delle spose, essendo associato alla fertilità ed alla sensualità
  • il giallo è legato alla spiritualità, alla religione ed alla nascita e quindi viene tradizionalmente indossato anch’esso dalle spose o dalle donne che hanno partorito di recente
  • il bianco, colore del lutto in India, viene riservato ai riti funerari e alle vedove
  • il blu è tradizionalmente associato alle classi inferiori, dato che secondo gli Hindu il processo di fermentazione per ottenere questo pigmento era impuro e le caste più elevate si rifiutavano di utilizzarlo
  • il verde era molto popolare tra le donne musulmane

Immagine

Oltre al fascino indiscusso di questo indumento, che con i suoi colori sgargianti mette allegria al solo vederlo, il Sari in India viene incredibilmente utilizzato anche per una funzione “sanitaria” particolarmente insolita! Alcune donne hanno infatti iniziato ad utilizzare i loro sari di cotone, arrotolati più volte, per filtrare l’acqua dei fiumi prima di berla. Nel 2003 c’è stato perfino uno studio a riguardo, disposto dall’Università del Maryland: gli scienziati hanno dimostrato che piegare il sari almeno 8 volte permette di ridurre l’incidenza del colera fino a quasi il 50%! Insomma, una semplicissima ed ingegnosa filtrazione a costo zero!

Contatti:

hoyoyoyo81@gmail.com

Disclaimer:

I contenuti del presente Blog hanno scopo puramente informativo e non rappresentano in alcun modo un'offerta di vendita o un consiglio di acquisto. L'autrice del blog non è legata, nè in alcun modo responsabile, dell'operato e dei servizi offerti dagli operatori turistici e dalle aziende citate. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono liberamente tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, siete pregati di comunicarlo via email ed essi saranno immediatamente rimossi. Allo stesso modo, saranno interamente rimossi eventuali post con proposte di itinerario legate a particolari operatori turistici, su esplicita richiesta degli stessi se non graditi per qualsiasi motivo. L'autrice del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto, che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

Disclaimer

The contents of this blog are for informational purposes only and do not in any way constitute an offer or a recommendation to purchase. The author of the blog is not connected, nor in any way responsible of the services provided by the mentioned tour operators and companies . Some of the texts or images contained in this blog are freely taken from the net and thus considered as public information. If their publication violate any copyrights, please notify me via email and they will be promptly removed. The owner of this blog makes no representations as to the accuracy or completeness of any information on this site or found by following any link on this site.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: