Easter Parade in NYC

Come anticipato nel precedente post, è giunto il momento di raccontarvi qualcosa della tradizionale Easter Parade, che si svolge tutti gli anni a New York.

Per vederla dovete recarvi il giorno di Pasqua, tra le 10 e le 16, sulla Fifth Avenue, tra la 49th Street e la 57th Street.
Iniziamo con il chiarire che non è una classica parata come ci si potrebbe aspettare dal nome…in effetti non ci sono sfilate, nè bande musicali, nè festeggiamenti particolari! Si tratta semplicemente di una passeggiata su e giù per la Fifth Avenue addobbati con cappelli davvero molto originali (a volte anche con costumi interi), mischiandosi alla folla e facendosi ammirare e fotografare. Noi, che quel giorno eravamo arrivati in zona solo alle 15 passate (dopo la messa gospel ad Harlem), vedendo solo qualche persona stranamente conciata qua è là lungo la strada, abbiamo pensato di esserci persi tutta la festa e di poterne vedere solo gli ultimi strascichi. Poi la sera, studiando meglio la cosa, ci siamo resi conto che in realtà la parata era esattamente quello che avevamo visto!!

La tradizione nacque nel XIX secolo, quando le ricche signore, addobbate di tutto punto per il giorno di Pasqua con tanto di imperdibile cappello, uscivano dalla chiesa dopo la funzione e facevano una passeggiata lungo le strade. L’evento divenne ben presto una sorta di occasione per farsi ammirare e sfoggiare le ultime novità in fatto di moda.

Col passare dei decenni l’originalità di cappelli e costumi si è spinta fino all’esasperazione…diciamo che attualmente non si tratta più di scoprire le ultime tendenze, ma piuttosto di farsi qualche simpatica risata!

Ecco qualche scatto della parata di quest’anno:

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Di ritorno da New York

Come prima volta nel continente americano abbiamo scelto una meta classica ed intramontabile, la metropoli per eccellenza, la città che tutti sognano, ma che già in realtà conoscono perfettamente (se non altro dai film). Quella che, almeno dai racconti di chi ci è giá stato…la visiti, ti innamori e non puoi fare a meno di tornarci o, ancora meglio, di andarci a vivere subito!! New York, la città che è un mondo a sè e che probabilmente ha ben poco a che fare con il resto degli USA.
Le aspettative del pre-partenza erano altissime, visti i commenti dei nostri amici, ma allo stesso tempo eravamo perplessi…in fondo è una città piena di casino e di cemento, che ci potrà mai essere di così meraviglioso???

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Come nella mia solita tradizione, i viaggi “semplici” come questo si organizzano per conto proprio: abbiamo prenotato aereo ed hotel svariati mesi prima con Expedia (tutto perfetto e conveniente come sempre), con la quale abbiamo anche stipulato l’assicurazione sanitaria. Per la visita mi sono informata tramite internet e guide e ho preparato un programma serratissimo di impegni giornalieri per vedere di tutto e di più…so che bisognerebbe godersi la vacanza e sarebbe bello anche passeggiare senza meta e senza orari, ma io sono fatta così…senza un preciso programma di viaggio temo di sprecare tempo e perdermi qualcosa di importante!

Partiamo da un breve inquadramento, per chi non fosse molto preparato…New York è una città di oltre 8milioni di abitanti ed è suddivisa in 5 principali distretti: Brooklyn, Queens, Staten Island, Bronx e Manhattan. Praticamente tutte le attrazioni turistiche si trovano in quest’ultimo, un isolotto da 1,5milioni di persone (come Milano) stretto e lungo, perfettamente interconnesso con svariate linee di metropolitana. A sua volta Manhattan si divide in Uppertown (la parte più a nord), Midtown e Downtown….la cosa caratteristica è che l’altezza degli edifici aumenta in maniera inversamente proporzionale alla latitudine!

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Vi riporto il mio personalissimo itinerario, che si basava ovviamente sui nostri interessi e che siamo riusciti a completare solo grazie a lunghissime ed estenuanti scarpinate, uscendo dall’hotel la mattina alle 9 e rientrandovi solo la sera alle 22-23!

Primo giorno:
Visita combinata di Ellis Island e Liberty Island con la statua della libertà, per iniziare subito dal più conosciuto simbolo di New York, che da decenni dà il proprio benvenuto a chi arriva in città dal mare. Tenete conto di 4-5h per la gita completa e visita al museo dell’immigrazione. Al rientro a Manhattan abbiamo preso la metro fino alla prima fermata di Brooklyn, passeggiato per il quartiere di Dumbo, attraversato poi il ponte a piedi e camminato fino a raggiungere Soho e Chinatown.

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Secondo giorno:
Mattinata al Natural History Museum (3h e siamo scappati per la disperazione avendone visto metà velocemente…troppa gente!!) e pomeriggio dedicato ad un giro quasi completo di Central Park. Serata nella delirante Times Square e negozi circostanti, per finire in bellezza la nottata con la salita sull’Empire State Building ad ammirare la città illuminata

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Terzo giorno:
MoMa (4h per visitarlo quasi tutto tranne alcune mostre temporanee che non ci interessavano), National Library e Grand Central Station, passeggiando tranquillamente per le strade.

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Quarto giorno:
High Line e Chelsea Market in mattinata, veloce salto alla caserma dei Ghostbuster in Fulton Street (c’è la metro proprio lì davanti) e World Trade Center (un paio di ore tra code e visita). Nel tardo pomeriggio ci siamo imbarcati sullo Staten Island Ferry (il traghetto gratuito che in una ventina di minuti collega Manhattan a Staten Island) per ammirare da vicino la statua della libertà al tramonto, visto che le passa proprio davanti.

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Quinto giorno:
Era la domenica di Pasqua, quindi siamo partiti di buon’ora per andare a vedere una messa con cori gospel in una chiesa di Harlem. Il quartiere è all’estremo nord di Manhattan, ovvero esattamente dalla parte opposta rispetto al nostro hotel. La messa è iniziata alle 11 e durata un paio d’ore. Nel pomeriggio siamo stati al Rockfeller Centre e saliti sul Top of  the Rock per un altro spettacolare panorama, stavolta però diurno!

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Sesto ed ultimo giorno:
Serata dedicata interamente agli ultimi 2 musei che non volevamo perdere, il MET (4h per visitare solo le aree che ci interessavano maggiormente) ed il Guggenheim (1,5h). Qui abbiamo trovato un’esposizione temporanea sul futurismo italiano, con molti quadri che venivano…dalla nostra città (!!), quindi siamo andati piuttosto veloci. La collezione permanente è veramente risicata, solo una ventina di quadri, per cui si visita molto velocemente. A parte le esposizioni temporanee che troverete all’interno, il bello di questo museo è decisamente l’architettura!

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Di seguito provo a darvi qualche piccolo suggerimento su vari aspetti, in ordine casuale così come mi vengono in mente:

1) per questa vacanza noi abbiamo alloggiato al Wall Street Inn, in William Street nel Financial District, vicino a Wall Street. Dalla mappa si vede che è in una zona molto a sud di Manhattan, sembra quasi periferica…in realtà, visto che proprio a sud l’isolotto si assottiglia, moltissime linee della metropolitana convergono verso questa punta! Per cui la posizione dell’ hotel per quanto riguarda la metro era veramente comodissima e raggiungibile da qualunque altra zona di Manhattan.
2) Central Park è enorme…ma non troppo! Se avete una mezza giornata a disposizione e buone gambe è decisamente meglio girarlo a piedi. Molti cercheranno di proporvi biciclette a noleggio all’ingresso del parco: attenzione, non è possibile con queste percorrere i numerosi sentieri che si dipartono all’interno, ma solo le strade principali che corrono per lo più lungo il perimetro!
3) se volete ammirare il panorama dall’Empire State Building armatevi di santa santissima pazienza…sarà stato anche complice il periodo di Pasqua, ma noi siamo andati lì alle 23 ed abbiamo comunque fatto quasi 2h di coda! Non voglio immaginare cosa sia in orario diurno! Comunque, come consigliano le guide, andateci prima delle 9 di mattina o dopo le 22 di sera…ci vorrà comunque tanta pazienza, ma la vista da lassù vale davvero l’attesa!
4) noi abbiamo assistito alla messa con cori gospel presso la Saleem United Methodist Church, all’incrocio tra Adam Clayton Powell Boulevard e la 129th Street. La chiesa non fa parte dei classici circuiti turistici delle agenzie locali ed è ancora relativamente poco conosciuta, pertanto, nonostante la Pasqua, non abbiamo fatto code particolari per entrare e c’era sufficiente posto sulla balconata al primo piano per sedersi…temo comunque che la voce si stia diffondendo parecchio (v.tripadvisor) per cui la pacchia durerà ancora poco!
5) evitate gli autobus come mezzo di trasporto, a meno che non siate stanchi morti e non abbiate immediatamente bisogno di posare il vostro fondoschiena da qualche parte…il traffico è talmente intasato che rischiate di metterci mezz’ora per fare 500m! Decisamente meglio la metro!
6) a proposito di metro, quando decidete di imboccare un ingresso, prima di scendere nella stazione sotterranea leggete i cartelli che trovate sopra le scale e controllate che la direzione indicata sia quella dove volete andare! Contrariamente alle metro italiane, in molti casi non è possibile scegliere la direzione di percorrenza all’interno della stazione e quindi sbagliare ingresso vi costringerà a risalire le scale, attraversare la strada e scendere nuovamente dall’altra parte…e quando avete le gambe doloranti causa decine di km già macinati non è assolutamente piacevole!!!

Infine…tornando alla domanda iniziale…che ci sarà di tanto bello a New York? E’ davvero così splendida?

Anche qui la mia personalissima opinione: la città in sè non è nulla di speciale, ci sono begli scorci, bei palazzi e panorami davvero splendidi dall’alto, ma molte strade in pieno centro sono assolutamente insignificanti o addirittura bruttine. Noi abbiamo odiato e detestato soprattutto le osannatissime Times Square e la Fifth Avenue…luoghi incasinati alla massima potenza con nulla di interessante da vedere se non il frutto tangibile del delirio umano…

Ci sono però, come dicevo prima, anche stradine caratteristiche e bei posti per rilassarsi, come il quartiere di Dumbo o Harlem, Central Park o la High Line. Per quanto riguarda lo shopping, sarà che io sono tutt’altro che patita e che vengo da una grande città, ma non ho visto veramente nulla che non potessi già trovare a Milano o Roma. I musei sono davvero spettacolari, ma a volte talmente enormi da disorientarti e sfinirti prima di riuscire ad apprezzarli interamente. La Statua della Libertà è un simbolo unico, che comunque va assolutamente vista e vissuta assieme al museo dell’immigrazione. A me inoltre è piaciuta molto la messa ad Harlem, davvero particolare! Avremmo voluto anche assistere ad un musical a Broadway, ma, essendo la settimana di Pasqua, i prezzi dei biglietti erano secondo noi troppo cari ed abbiamo quindi rinunciato. In compenso, abbiamo assistito alla tradizionale Easter Parade, di cui vi parlerò in un prossimo post!

In fin dei conti l’esperienza è stata positiva: se non altro ti fa sentire, per una volta, davvero protagonista di uno di quei film che tante volte abbiamo già visto in tv!

Una gita a Bressanone

Durante queste vacanze io e mio marito abbiamo organizzato una bella gita giornaliera a Bressanone, sfruttando le offerte di Trenitalia in occasione dei mercatini di Natale.

Partendo da Verona, era infatti possibile viaggiare su pulitissimi (e soprattutto puntuali!!), treni austriaci (OBB) al modico prezzo di 18 euro a persona fino a Bressanone, andata e ritorno. Le offerte erano valide a costi leggermente superiori anche per Innsbruck e Monaco, ma la lunghezza del viaggio non ci avrebbe permesso una gita giornaliera.

Bressanone è una cittadina tipicamente tirolese, ma con molti secoli di storia alle spalle e di dimensioni sufficientemente grandi, almeno rispetto alla maggior parte dei paesi di montagna, per potervi trascorrere svariate ore senza annoiarsi. Ci sono interessanti attrazioni da visitare e bellissimi scorci da scoprire passeggiando tra le viuzze del centro storico, aggiungete poi i tradizionali mercatini di Natale e capirete che vale davvero una gita. Noi poi avevamo già da svariate settimane una grande nostalgia di quella tipica atmosfera di montagna invernale che adoriamo così tanto!! Quando ci siamo stati era una giornata calda e soleggiata, ma alcuni anni fa mi ero trovata a Bressanone sotto la neve ed era ancora più affascinante!!

I mercatini offrono, come sempre, artigianato e gastronomia tipici della zona, oltre che addobbi natalizi e piccole idee regalo. Passeggiare in mezzo alle tipiche casette in legno e dare un’occhiata intorno è sempre piacevole, soprattutto se allietati dalla banda del paese!!

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Mercatini in Piazza Duomo

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Addobbi natalizi in vendita nei mercatini

Immancabile è la visita al museo vescovile (Bressanone è infatti stata un’importante città vescovile nel Medioevo), che nel periodo natalizio ospita una mostra storica di presepi, dal ‘700 ad oggi (biglietto di ingresso:  4 euro). Da marzo ad ottobre nel museo è anche possibile visitare le sale degli appartamenti imperiali e vescovili (arredate) ed il museo diocesano con le collezioni di arte sacra, che non risultano invece accessibili in inverno.

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Il Palazzo Vescovile
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Fossato del Palazzo Vescovile
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Cortile interno
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Cortile interno
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Cortile interno
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Piazza antistante il Museo Vescovile, sullo sfondo  il Duomo

Dalla Piazza mostrata nell’ultima foto, proprio accanto al Palazzo Vescovile, si accede ai giardini di corte, che sicuramente rendono molto di più in altre stagioni!

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I Giardini del Palazzo Vescovile

Alle 15:00 ci siamo fatti trovare di fronte all’ingresso del Duomo per seguire una visita guidata gratuita della chiesa, oltre che del battistero e del bellissimo chiostro interno, dove gli affreschi delle volte sono ancora piuttosto ben conservati.

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Campanili del Duomo
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Il chiostro

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Affreschi del chiostro

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Non è poi mancata una lunga passeggiata tra le vie del centro storico e quelle più commerciali, con numerosi negozi di ogni tipo. Per i più pigri, c’è anche un giro turistico a bordo di un carretto trainato da una coppia di cavalli!

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Alle spalle del Duomo
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Il fiume Isarco

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Naturalmente non potevamo ripartire da Bressanone senza una scorpacciata di alcuni buonissimi piatti altoatesini: canederli, gnocchetti, crauti e torte per tutti i gusti!! Una vera delizia per il palato!! E gli acquisti nei mercatini? Anche questi solo rigorosamente gastronomici: bretzel, krapfen e pane integrale con semi dai sapori più variegati (il marito non li apprezza, ma a me piacciono tanto!!).

Non c’è che dire, tornare in Trentino-Alto Adige è ogni volta una piacevolissima vacanza, anche solo per un giorno!!

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Capo Verde: non solo mare e relax

Le isole di Capo Verde evocano in tante persone immagini da cartolina di spiagge incontaminate dove pace e relax regnano sovrane. In realtà l’arcipelago offre molto di più e coloro che lo hanno già visitato ricordano soprattutto i suoi locali notturni pieni di vita, divertimento e musica, l’eredità coloniale delle città vecchie ed il mix di etnie e culture che hanno dato vita ad un popolo del tutto particolare.

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La loro posizione geografica, al largo del Senegal e quasi equidistante tra Europa e Brasile, ne ha fatto un autentico crocevia di navigazioni, tappa quasi obbligata per l’approvvigionamento di cibo, la riparazione ed il rifornimento delle navi oltre che, purtroppo, importante mercato per la tratta degli schiavi.

Ma oggi il turismo si sta ampiamente sviluppando e le dieci isole di Capo Verde, estremamente diverse tra loro, sono davvero in grado di accontentare viaggiatori di tutti i gusti. Ci si può spaparanzare beati al mare nelle spiagge dell’isola di Sal o di Boavista, si possono affrontare trekking di montagna a San Antao o sul vulcano di Fogo, riscoprire un po’ di storia nell’isola di Santiago e di São Vicente.

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spiaggia Calhau

Fosse stato un altro post, a questo punto vi avrei iniziato a dare qualche modesto consiglio  su come raggiungere Capo Verde dall’Italia e dove alloggiare una volta a destinazione o vi avrei mostrato proposte di qualche viaggio organizzato…stavolta invece vi parlerò di una bellissima iniziativa tutta italiana che ci dà la possibilità di unire l’organizzazione di un viaggio autentico alla scoperta di questo Paese ad un aiuto solidale per una buonissima causa, che a me sta particolarmente a cuore.

Si tratta dell’associazione “SI MA BÔ” fondata da Silvia e Paolo, due italiani che vivono ormai da 13 anni nella città di Mindelo, sull’isola di São Vicente. E’ una ONG per la cura e la protezione degli animali e dell’ambiente, che si occupa di soccorrere cani e gatti randagi, offrire loro cure e ricovero quando necessario, sostenere campagne di adozione e sterilizzazione, sensibilizzare la popolazione nei confronti dei diritti degli animali, della protezione e della conservazione delle specie in pericolo di estinzione. Non a caso la parola SI MA BÔ in creolo significa “COME TE”, proprio per ricordare quanto gli animali abbiano diritto di vivere in maniera rispettosa e dignitosa alla pari degli uomini.

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Silvia e Paolo gestiscono inoltre dal 2000 l’agenzia di informazioni turistiche CV Info Service ed hanno creato una rete di strutture “partner” in tutto l’arcipelago in grado di soddisfare le esigenze e le aspettative di viaggiatori che visitano Capo Verde con un’attenzione particolare alla vita locale. Dal 2010 hanno convertito la loro Terrazza, una piccola sistemazione a pochi passi dal centro ed in grado di ospitare fino a 8 persone, nella “casa dei volontari” del progetto per gli animali, dove possono essere accolti anche ospiti paganti (Trip Advisor – La Terrazza).


panorama la terrazza

Grazie alla loro approfondita conoscenza delle strutture turistiche dell’arcipelago, Silvia e Paolo sono in grado di aiutare chi voglia organizzare una vacanza “fai da te” a Capo Verde, occupandosi anche delle prenotazioni dei voli e degli alberghi, nonchè dell’organizzazione delle escursioni e dei trasferimenti in tutte le isole. Il ricavato per l’organizzazione del viaggio o per il pernottamento alla Terrazza contribuisce al finanziamento del progetto.

Se poi volete sperimentare una vacanza ancora più autentica ed alternativa, potete addirittura fare del volontariato all’interno dell’associazione, anche senza particolari esperienze con cani e gatti.  I volontari non veterinari si occupano per lo più di fornire pappe e coccole agli ospiti del rifugio e portarli a spasso, ma c’è spazio anche per chi preferisce svolgere lavori d’ufficio, segreteria, comunicazione e rappresentanza! A tutti l’associazione offre l’alloggio, richiedendo un piccolo contributo per le spese vive ed il vitto, per chi può aiutare.

cane a spasso

cane lavato

SIMABÔ ricerca inoltre costantemente volontari veterinari disposti a recarsi sul posto per realizzare campagne di sterilizzazione e prestare soccorso agli animali incidentati e infestati.  Ai  chirurghi esperti (in grado di effettuare circa 10 sterilizzazioni al giorno) si offrono vitto, alloggio e volo aereo A/R.  Ai neolaureati un tirocinio gratuito di almeno 15 giorni presso il Centro Veterinario Monviso di Pinerolo, diretto dalla responsabile sanitaria dell’associazione, e la possibilità di fare un’esperienza di formazione assolutamente straordinaria.

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Il lavoro sarà sicuramente impegnativo, ma l’entusiasmo delle persone e degli animali che aiuterete di certo vi saprà ricompensare di qualsiasi fatica!

Per qualche resoconto appassionato di ospiti e volontari vi invito a spulciare  in lungo e in largo il sito dell’associazione: www.simabo.org. Questi sono ad esempio due racconti di viaggio tratti dal sito: Animalisti in vacanza e Memorie di un viaggiatore. SI MA BÔ è anche su Facebook con una pagina italiana ed una pagina creola.

Insomma, una bellissima iniziativa nata dalla passione di due persone che hanno voluto spendere concretamente il loro tempo per aiutare quegli animali che hanno avuto la sola sfortuna di nascere in un luogo dove nessun altro ha la possibilità di occuparsi di loro.

Aiutiamo questo progetto!

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Vietnam: crociere sul fiume ed eredità storiche

In questi giorni il Vietnam è stato al centro delle attenzioni dei media per il terribile tifone che lo ha (per fortuna) solo sfiorato ed io, con un tempismo non da poco, vi propongo una vacanza proprio in questo Paese, da poter affrontare già dalle prossime settimane. In realtà il Vietnam non ha subito grossi danni come le vicine Filippine, i trasporti e l’erogazione della corrente risultano regolari ovunque e non si segnala alcun disagio particolare. Quindi, perchè rinunciare ad un viaggio in questo splendido Paese pieno di fascino?

Il Vietnam si è affacciato al turismo relativamente di recente e visitandolo si ha la possibilità di vedere dal vivo come un popolo di antiche tradizioni stia muovendo i primi passi nella modernità.

Un supporto per affrontare un viaggio in Vietnam può essere fornito dal tour operator italiano “Frenesia Viaggi”, che offre svariati tours in questo Paese. Un viaggio individuale (minimo 2 persone) interessante può essere ad esempio il tour “Vietnam autentico”, della durata di 13 giorni (10 notti).

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Il tour parte dalla capitale del Vietnam, Hanoi, con una visità della città, del suo lago Hoan Kiem e dei suoi principali monumenti, tra cui il mausoleo di Ho Chi Minh. Ci si muoverà in città sia a piedi, che a bordo dei tradizionali risciò. Dopo 2 giorni ad Hanoi, si visiteranno le località di Can Cau, con il tradizionale mercato locale, ed il paese montano di Sapa (1600m s.l.m.), famoso per le sue bellezze naturali, con una serie di escursioni anche nei villaggi vicini.

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Panorama nei dintorni di Sapa

Si partirà poi alla volta della famosa baia di Halong, decretata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Si tratta di un’area di 1500 kmq costellata da oltre duemila isolotti che si innalzano su acque verde smeraldo, ricche di tranquille calette e spettacolari grotte scavate dal vento.

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Scorcio della baia di Halong

Il tour prevede una lunga crociera di 20 ore su una giunca in legno, con pasti e pernottamento a bordo, potendo approfittare anche di una romanticissima alba nella baia.
Il giorno successivo, prendendo un volo da Hanoi, si raggiungerà l’antico villaggio di pescatori di Hoi An, dove sono ancora ben conservati magnifici edifici storici, di stampo cinese, giapponese e francese.

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Hoi An – il ponte coperto giapponese

A seguire, si visiterà anche la vecchia capitale Huè, considerata da molti la più bella città del Vietnam, con la sua enorme cittadella imperiale del XVII secolo.

La cittadella di Huè

Con un altro volo interno si raggiungerà poi la città di Ho Chi Minh (Saigon), nel sud del Paese: seppur ormai diventata una moderna metropoli e capitale economica del Vietnam, conserva ancora svariati monumenti storici a testimonianza del suo passato coloniale. Per l’ultimo giorno del tour è prevista una crociera a bordo di un battello sul fiume Saigon, con escursioni in bicicletta lungo i villaggi che si affacciano sulle sue sponde.

Il volo di rientro in Italia riparte la sera stessa da Ho Chi Minh.

Il tour prevede trasferimenti in auto o minibus privati. Il costo per persona, comprensivo di escursioni, ingressi nei siti turistici, pernottamenti in hotel ed alcuni pasti è di 1.283€ per sistemazioni in alberghi 3-4 stelle e di 1.564€ per alberghi a 4-5 stelle (quote in camera doppia).

Restano esclusi i voli intercontinentali e l’assicurazione di viaggio.

Tenete presente che, ad oggi, un volo A/R dall’Italia al Vietnam (con arrivo ad Hanoi e ripartenza da Ho Chi Minh, come previsto dal programma di viaggio che vi ho proposto) costa all’incirca 1000€ – 1100€ a persona (da Roma o Milano, con Qatar Airways, uno scalo a Doha).

Per quanto riguarda la stagione meteo ideale per il Vietnam…beh, i prossimi mesi fanno parte della stagione secca nel nord e nel sud del Paese, mentre nella zona centrale è il periodo delle piogge, fino a tutto gennaio (ed infatti il recente tifone ha colpito proprio quelle latitudini). Nei mesi successivi le stagioni si invertono. In pratica, essendo il clima così diverso da un estremo all’altro del Vietnam, non esiste una stagione ideale per visitarlo completamente… stando alle statistiche, però, dopo un evento come quello appena accaduto dovremmo poter sperare di stare un po’ tranquilli nel breve termine! Forse è proprio il momento di partire…in tal caso: buon viaggio!

 

L’aurora boreale alle isole Lofoten

L’aurora boreale è un particolare fenomeno naturale che avviene  quando particelle elettriche provenienti dal sole vengono spinte a gran velocità dai venti solari nel campo magnetico terrestre e si scontrano con le particelle gassose della nostra atmosfera. Le sfumature di colori, che vanno dal verde al rosa, sono dovute alle diverse tipologie di gas incontrati che, a loro volta, dipendono dall’altezza in cui avviene lo scontro in atmosfera.

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Questo meraviglioso fenomeno è visibile solo oltre una certa latitudine e quindi nei Paesi più a nord del nostro emisfero: Islanda, Groenlandia, Paesi Scandinavi ed Alaska per dirne alcuni.

Tra i vari posti al mondo dove è possibile ammirare l’aurora boreale, uno dei più apprezzati è sicuramente l’arcipelago delle Isole Lofoten, al largo dei fiordi norvegesi. Dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, queste isole sono conosciute per le montagne a strapiombo sul mare e per i caratteristici villaggi di pescatori, oltre che per la bellezza del paesaggio naturale.

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Le Lofoten offrono meravigliosi scorci dell’aurora boreale d’inverno, ma anche la possibilità di ammirare il sole di mezzanotte in estate. Sebbene si trovino oltre il circolo polare artico, le temperature invernali sono relativamente miti (questo vuol dire anche arrivare fino a -10°C , ma a quelle latitudini non è ancora niente!) e per questo molti turisti le prediligono ad altre mete. Inoltre è possibile fare anche molte interessanti escursioni di carattere paesaggistico o culturale, che possono affiancare la ricerca dell’aurora boreale.

Praticamente tutti i tour operator prevedono, tra le varie possibilità per ammirare questo fenomeno celeste, anche un viaggio alle Lofoten. Tra tutti, in questo post vi parlo del tour di gruppo organizzato dalla compagnia Terre Polari, che offre interessanti escursioni ed una tipologia particolare di alloggi.

In 3 giorni si visitano le isole Lofoten e le vicine Vesteralen, con partenza da queste ultime. Il primo giorno è prevista la visita ad una fattoria Sami (popolo Lappone) ed una rilassante ciaspolata in mezzo ai boschi. La mattina successiva ci si sposta alle Lofoten, per passeggiare in alcuni dei tradizionali villaggi, tra cui il più famoso è Nusfjord, con le sue caratteristiche rorbuer (case tipiche) in perfetto stato di conservazione.

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L’ultimo giorno si prosegue con un’altra ciaspolata lungo la costa e la successiva visita al museo vichingo di Borg, per raggiungere infine la cittadina di Svolvær, capitale delle Lofoten.

I pernottamenti sono previsti in guesthouse o in tipici cottage lapponi, semplici ma accoglienti e confortevoli. Di solito si tratta di camerate comuni con 2 – 5 letti a castello, bagni comuni, docce con acqua calda e cucine equipaggiate. Durante il viaggio si è accompagnati da una guida naturalistica esperta in lingua inglese o spagnola (il tour operator è infatti di origini spagnole, sebbene ora abbia una sede anche in Italia), che farà anche da autista. Gli spostamenti avvengono mediante mini-bus da 9 posti, il gruppo è formato da un minimo di 5 ad un massimo di 8 persone.

I voli intercontinentali di andata sono previsti da Roma o Milano con arrivo a Evanes e rientro da Bodø. Il prezzo per il pacchetto, che comprende voli, escursioni e trasferimenti, pernottamenti e pasti, è di 1.595€ a persona. Le partenze sono previste da fine ottobre ai primi di marzo.

L’aurora boreale è visibile teoricamente in tutto questo periodo, ma tenete conto che è necessario godere di un cielo limpido e che sono preferibili i giorni a ridosso della luna nuova. A proposito di condizioni più favorevoli, inoltre, nel 2013 il sole si trova in un periodo di massima della sua attività, con tempeste magnetiche frequenti ed energetiche e con un conseguente aumento delle Aurore Boreali. Fino al 2015-2016 ci saranno quindi buone probabilità di vedere l’Aurora Boreale, mentre poi occorrerà aspettare l’arrivo del prossimo massimo, intorno al 2025.

Per ulteriori informazioni sul tour di Terre Polari: http://www.terrepolari.com/viaggio-90_la-magia-delle-aurore-boreali-alle-lofoten-5-giorni/?id=90#slide-2

PS. Come vi ho anticipato sopra, esistono molti altri luoghi dove potersi dedicare alla ricerca dell’aurora boreale. Se qualcuno volesse avvistarla nella vicina Svezia, qui potrà trovare una coppia di italiani ormai espatriata da qualche anno e che organizza frequenti escursioni a caccia dell’aurora boreale ad Abisko! Tra l’altro sono anche loro famosissimi blogger, potete dare un’occhiata alle loro avventure qui:  http://onewaytosweden.blogspot.it/

A questo punto non mi resta che augurarvi buona fortuna e…non abbiate paura del freddo!!

Approfondimento : il Kimono giapponese

In questo post cercherò di fare un piccolo approfondimento sul kimono, l’abito tradizionale giapponese divenuto anche un simbolo di questo Paese.

La parola kimono vuol semplicemente dire “qualcosa (mono) da indossare (ki)”. Come succede sempre per qualsiasi capo di abbigliamento, non è facile tracciarne la storia nel tempo, dato che nel corso dei secoli il kimono si è continuamente trasformato (anche perchè questa parola indicava originariamente proprio qualsiasi tipo di abito!). E’ comunque sicuro che in origine esso fosse stato influenzato dall’abbigliamento tradizionale cinese, grazie alle ambasciate giapponesi presenti in Cina, e che la forma con cui lo conosciamo oggi risalga alla fine del XVIII secolo, durante l’epoca di Edo.

tessuto

I kimono tradizionali vengono realizzati utilizzando un singolo rotolo di stoffa chiamato tan largo circa trentacinque centimetri e lungo circa undici metri e mezzo. Il kimono finito consiste di quattro larghe strisce di tessuto (due pannelli che coprono il corpo e due che vanno a formare le maniche) più due piccole strisce per il colletto ed i risvolti del pannello frontale. I tessuti più usati per il loro confezionamento erano tradizionalmente  la seta ed il broccato, mentre oggi si trovano anche kimono di cotone, lino, poliestere ed altre fibre sintetiche.

male kimono

Forse non tutti sanno che anche gli uomini indossano il kimono, anche se in forme molto più semplici, con pochi colori e senza particolari decorazioni sul tessuto. I lottatori di sumo ad esempio sono spesso vestiti con questo abito tradizionale, più o meno formale a seconda degli accessori indossati, del tipo di tessuto e della presenza o meno dello stemma di famiglia (kamon).

Mentre i kimono maschili sono confezionati in diverse taglie, quelli femminili sono sostanzialmente di una sola taglia, e vengono adattati alle varie forme e dimensioni del corpo rimboccando o piegando opportunamente il tessuto. In compenso la varietà di stili, colori e decorazioni è davvero enorme! La scelta è dettata dall’età della donna, dal suo stato civile e dalla formalità dell’occasione.

Di seguito alcune delle principali tipologie (ma non sono tutte!):

  • Kurotomesode: completamente nero e decorato solo sotto la cintura, solitamente con cinque kamon dipinti su maniche, petto e schiena. E’ il tipo di kimono più formale e può essere indossato solo dalle donne sposate (spesso lo utilizzano le madri degli sposi ai matrimoni).
  • Furisode: il nome, che vuol dire “maniche svolazzanti”, rimanda alle lunghe maniche che in questo tipo di kimono possono arrivare ad oltre 1 metro. E’ di solito completamente decorato, molto formale e può essere indossato soltanto dalle ragazze nubili. I “furisode” sono in gran parte utilizzati nella cerimonia di passaggio alla maggiore età delle giovani (Seijin Shiki) e dalle parenti nubili degli sposi nei matrimoni.
  • Hōmongi: un kimono abbastanza formale, per occasioni eleganti, caratterizzato da decorazioni che si sviluppano oltre le spalle; viene indossato sia da donne nubili che sposate.
  • Komonindossato sia da donne sposate che da donne nubili, abbastanza informale e caratterizzato da un piccolo motivo decorativo ripetuto su tutta la superficie dell’abito.
  • Yukata: estremamente informale, sfoderato, generalmente in cotone, lino o canapa. E’ spesso indossato in estate in occasioni all’aperto da uomini e donne di ogni età, oppure alle terme, dove spesso viene offerto agli ospiti degli stabilimenti termali.
  Kurotomesode                                                                  Furisode

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Al kimono vengono sempre abbinati svariati tipi di accessori, tra cui i più famosi sono la cintura (obi), che può essere annodata in svariati modi anche piuttosto intricati, la sottoveste (hiyoku), l’eventuale soprabito (haori), che lo rende più formale, ed i tradizionali sandali con relativi tabi (calzini con la separazione per l’infradito).

Vista l’incredibile complessità nell’accostare i vari strati di tessuto, unirli e fissarli tra loro, avrete immaginato che è praticamente impossibile indossare un kimono da soli, senza l’aiuto di assistenti esperti.

Se pensate che questo tipo di abbigliamento sia ormai anacronistico, dovete ricredervi: in questi ultimi anni sta addirittura tornando alla ribalda e riscuotendo grande successo anche in Occidente, dove i più famosi stilisti si ispirano spesso a questo capo per le loro creazioni. E poi diciamolo, come al solito i giapponesi sanno perfettamente come mixare la tradizione alla modernità…guardate un po’ qui alcune delle creazioni più recenti…

kimono disney

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Cammina cammina…lungo la via Francigena

Riscoprire il piacere di camminare, soli ed in compagnia, passo dopo passo, curva dopo curva, giorno dopo giorno. Avere tutto il tempo per liberare la nostra mente dal turbinio dei pensieri ed iniziare a concentrarsi solo su noi stessi, sui nostri passi, sul sentiero che percorriamo.

Ci avete mai pensato? Dopotutto camminare è il più antico ed immediato modo di viaggiare. Non serve nulla, si apre la porta di casa e si parte. L’importante non è tanto raggiungere la meta, quanto l’atto in sè del camminare, assieme alle sorprese che ci riserverà il percorso.

Se state pensando di mettervi in marcia con uno zaino in spalla, un’ottima possibilità è quella di ripercorrere i passi degli antichi viandanti e mercanti lungo la via Francigena, il sentiero che collegava il nord Europa a Roma. Nel Medioevo il viaggio a Roma era ovviamente uno dei principali pellegrinaggi della cristianità, assieme a quello di Santiago. Pellegrini di tutta Europa percorrevano una serie di sentieri per arrivare in territorio italico attraverso la Val di Susa, da quella che era conosciuta come la Terra dei Franchi (da cui il nome). La via Francigena è stata inoltre battuta per secoli da mercanti ed eserciti, essendo un fondamentale asse di collegamento tra il nord ed il sud d’Europa.

La relazione di viaggio più antica risale al 990 d.C. ed è compiuta da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, di ritorno da Roma dopo un incontro con il Papa. L’arcivescovo inglese descrisse le 79 tappe del suo itinerario, annotandole precisamente in un diario, che ha fornito informazioni molto utili per stabilire quale fosse il tracciato originario. 

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A partire dagli Anni Novanta è emerso un forte interesse nel recupero dell’antico sentiero della Via Francigena. Nel 1994 l’itinerario da Roma a Canterbury (1600km), con alcune necessarie varianti rispetto al tracciato originario, è diventato “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. Da allora il turismo si è sviluppato sempre più, grazie anche alla nascita di numerosi punti di accoglienza per i pellegrini lungo tutto il percorso. 

In Italia il percorso della Via Francigena è lungo circa 1000 km e si snoda dal Gran San Bernardo a Roma.

Convenzionalmente viene suddiviso in 44 tappe giornaliere della lunghezza media di 22-23km, con punte massime fino a 35km. Il frazionamento delle tappe è stato disposto in funzione della presenza di appositi punti di accoglienza per i “pellegrini”, ma è possibile suddividere diversamente il percorso, pernottando in strutture turistiche. Naturalmente ciascuno può scegliere quante e quali tappe percorrere, dedicandosi solo ad un tratto della Via. 

Ad esempio, chi avesse una settimana di tempo potrebbe percorrere le 6 tappe che separano Pavia da Fornovo:

  • Tappa 14 – Da Pavia a Santa Cristina (28 km)
  • Tappa 15 – Da Santa Cristina a Orio Litta (17 km)
  • Tappa 16 – Da Orio Litta a Piacenza (22,1 km)
  • Tappa 17 – Da Piacenza a Fiorenzuola (34 km)
  • Tappa 18 – Da Fiorenzuola a Fidenza (22,3 km)
  • Tappa 19 – Da Fidenza a Fornovo (34 km)
 

Oppure, scendendo più a Sud, percorrere il tratto da Lucca da Siena:

  • Tappa 27 – Da Lucca ad Altopascio (18,5 km)
  • Tappa 28 – Da Altopascio a San Miniato (27 km)
  • Tappa 29 – Da San Miniato a Gambassi Terme (23,9 km)
  • Tappa 30 – Da Gambassi Terme a San Gimignano (13,4 km)
  • Tappa 31 – Da San Gimignano a Monteriggioni (30,8 km)
  • Tappa 32 – Da Monteriggioni a Siena (20,6 km)
 

I numerosi punti di accoglienza lungo il percorso sono di solito ostelli o rifugi il cui prezzo medio va dai 10 ai 25 euro per notte; in alcuni casi esistono anche strutture religiose che accolgono i pellegrini “a offerta”. L’elenco completo dei luoghi di accoglienza è visionabile al seguente link: http://www.viefrancigene.org/static/uploads/www.viefrancigene.org/elencoospitalitapellegrina.pdf

L’intero percorso è ben segnalato, non presenta particolari difficoltà tecniche ed è percorribile anche in bicicletta. Le criticità da considerare sono, oltre ovviamente alla lunghezza ed al dislivello delle singole tappe, la completa assenza di ombreggiature in alcuni tratti e la possibile scarsità di acqua durante il percorso, non sempre dotato di fontane o punti di ristoro.

Per quanto sopra, le stagioni migliori per intraprendere il cammino sono primavera ed autunno. Meglio evitare i mesi più caldi, soprattutto nel tratto padano, in cui l’ombra è molto scarsa e il clima afoso. Se si vuole percorrere il Gran San Bernardo, bisogna tener presente che in genere il passo è aperto da inizio giugno a settembre, causa neve. Per il Passo della Cisa meglio informarsi preventivamente, dato che potrebbe essere innevato già nel tardo autunno o all’inizio della primavera.

Il sito ufficiale della via Francigena, dove troverete tutti i dettagli per organizzare il vostro cammino è: http://www.viefrancigene.org/it/

Altro ottimo sito per trovare una risposta alle vostre domande è: http://www.viefrancigene.it/

Allora siete pronti a partire con lo zaino in spalla? La stagione è proprio quella giusta…a questo punto non mi resta che augurarvi “Buona Camminata!!”

Safari in Kenya e Tanzania

Dopo la mia prima volta in Africa del 2005 (in Namibia e Botswana), per anni ho insistito con mio marito su quanto fossero meravigliosi ed avvincenti i safari nei parchi naturali e le notti in tenda sotto le stelle, circondati dai leoni…beh, alla fine si è convinto anche lui e quest’estate mi ha finalmente dato il suo benestare ad organizzare un viaggio simile.
Non ci ho messo molto…un po’ di ricerche su internet e ho trovato ben presto la vacanza che faceva per noi, stavolta più al nord, tanto per non rivedere esattamente gli stessi luoghi.
In tanti mi avevano già decantato le bellezze dei parchi naturali del Kenya e della Tanzania, il Masai Mara, il Serengeti, lo Ngoro Ngoro… e così abbiamo optato per quella zona, nel cuore dell’Africa.

Il viaggio, in stile un po’ spartano (camion e tenda) è stato organizzato con la compagnia sudafricana Drifters, eravamo un gruppo internazionale di ben 17 persone: numerosi, ma per fortuna decisamente affiatati, cosa che ci ha reso la vacanza molto più piacevole.  Siamo partiti da Nairobi ed in poco meno di 2 settimane abbiamo toccato le seguenti tappe:

– in Kenya: Lago Naivasha, lago Nakuru, Masai Mara

– in Tanzania: Lago Vittoria, Serengeti, Ngoro Ngoro, il villaggio di Mto Wa Mbu ed Arusha

I parchi sono stati effettivamente splendidi, nel Masai Mara abbiamo incontrato una moltitudine di gnu e zebre in migrazione verso il sud, oltre che tantissime altre specie di mammiferi ed uccelli. Peccato non aver potuto assistere all’attraversamento delle mandrie del fiume Mara, sarebbe stato uno spettacolo probabilmente un po’ raccapricciante, ma anche incredibile! In ogni caso niente da fare, il giorno che siamo capitati lì gnu e zebre non si sono degnati di apparire neanche all’orizzonte e le sponde erano popolate soltanto da ippopotami e coccodrilli già sazi di…tante e tante carogne! (non vi dico l’odorino che si respirava da quelle parti…).

Il Serengeti è stato invece un po’ una delusione, perchè davvero spopolato, ma tant’è, sembra che agosto non fosse proprio la stagione giusta! In compenso Ngoro Ngoro ci ha dato altre belle soddisfazioni!

Un’altra piacevolissima sorpresa, del tutto inattesa per me, sono stati i contatti con le popolazioni locali, sia nei villaggi Masai che nel paesino di Mto Wa Mbu, dove abbiamo fatto una sorta di passeggiata culturale, visitando le piantagioni di banana, le risaie, le fabbriche di birra, le scuole locali, il mercato…e ci siamo pure concessi una lunga biciclettata fino al vicino lago Manyara!

Durante la vacanza siamo stati accompagnati per 2 giorni da un ragazzo Masai, con il quale abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare parecchio del loro popolo…hanno una cultura ancora molto radicata e davvero affascinante (tanto che tornata in Italia ho deciso di leggermi un po’ di libri per approfondire la questione), ma, a dirla tutta, per certi versi anche un po’ raccapricciante! Durante le 2 notti trascorse con lui abbiamo dormito al Semadep Camp, un campo gestito interamente dai Masai ed i cui introiti servono a sostenere progetti per la loro stessa comunità. Il campo è senza alcuna recinzione, ma un gruppo di ragazzi Masai durante la notte fa i turni di guardia per allontanare eventuali animali selvatici.

Per il resto durante il viaggio siamo stati allietati anche dalle classiche “cartoline” africane…pneumatico forato, jeep a cofano aperto che zampillava benzina, centinaia di bambini che ti corrono incontro per salutarti e chiederti caramelle, altrettante centinaia di adulti che ti accerchiano per venderti di tutto e di più…Diciamo che abbiamo avuto parecchie occasioni per perfezionare l’arte del mercanteggiare e del non farsi fregare!! (ma siamo ancora molto indietro…).

Riporto di seguito un paio di link relativi al nostro soggiorno:

– il sito del campo gestito dai Masai, vicino al Masai Mara (in Kenya):  http://www.semadepcamp.com/

– il sito del “Mto Wa Mbu cultural tourism programme”:  http://mtoculturalprogramme.tripod.com/

In rete potete trovare tantissime altre informazioni su questo villaggio, piuttosto famoso e gettonato dai safaristi della zona! In effetti il tour culturale a tratti può sembrare un po’ una scusa per far acquistare ai turisti souvenir, ma secondo me nel complesso è una bella esperienza!

E infine, qualche doverosa foto!!

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Se qualcuno avesse bisogno di qualche informazione in più riguardo l’itinerario ed il tipo di viaggio, sono a disposizione via mail!

Un weekend a…Berlino!

In questi giorni il nostro Paese va a fuoco e tutti quanti stiamo soffrendo la prima, la seconda e pure la terza ondata di caldo…e allora, per chi può, perchè non andare a cercare refrigerio altrove?

Una possibilità sono sicuramente le nostre montagne, ad esempio le favolose Alpi, che in questa stagione godono di un fresco veramente invidiabile. Per chi invece è disposto ad imbarcarsi su un aereo e fare un salto un pochino più lontano, Vi propongo come destinazione nordica Berlino. Un weekend è veramente troppo poco per scoprire questa città, ma almeno permette di respirare per un attimo la sua atmosfera vivace, giovane e cosmopolita. Berlino è a mio parere una capitale fortemente europea ed al tempo stesso fortemente aperta al mondo, permeata in ogni dove con la nostra più recente storia e sempre e comunque protesa verso il futuro. Insomma, una città da non perdere assolutamente.

E quindi, ecco qui alcuni suggerimenti per organizzare un weekend estivo:

Volo da Milano con Air Berlin da Malpensa (di solito io preferisco partire da Linate, ma per un weekend breve gli orari dei voli sono veramente improponibili…) e atterraggio all’areoporto di Tegel: il venerdì si parte alle 9:00 da Milano, la domenica si riparte da Berlino alle 18:35. Il volo dura 1h 40′ ed i prezzi si aggirano sui 250 euro.

Oppure, per chi parte da Roma, meglio viaggiare con Lufthansa: da Fiumicino alle 9:45 il venerdì e rientro da Tegel la domenica alle 15:00 (il volo dura poco più di 2h, per un costo di circa 300 euro).

Soggiorno presso:

– Golden Tulip Berlin Hotel Hamburg, nel quartiere Tiergarten, 4 stelle, a 700 metri dalla stazione metropolitana Wittenbergplatz (linee U1, U2 e U3)

oppure

– Berliner Hof, nel quartiere Charlottenburg, 3 stelle, a 400m sia dalla stazione Wittenbergplatz che da Kurfürstendamm (linee U1 e U9)

Entrambi questi hotel godono di un’ottima posizione, si trovano nelle immediate vicinanze della via dello shopping berlinese Kurfürstendamm e sono prenotabili ad un ottimo rapporto qualità-prezzo su booking.it.

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E quando sarete arrivati e belli rinfrescati in hotel…cosa fare a Berlino? Beh, ovviamente c’è l’imbarazzo della scelta, in base ai vostri interessi. Io vi propongo alcune tappe classiche ed imperdibili, secondo il mio personalissimo programma:

venerdì pomeriggio: la Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche, non troppo distante dagli hotel che vi ho indicato sopra, tanto per avere un immediato forte impatto con la storia di questa città. Da qui vi potrete poi spostare nella futuristica Postdamer Platz e, con un altro viaggetto, nell’antitetica Alexander Platz, con una passeggiata nel Mitte.

Sabato: di buon’ora, magari prenotando la visita quando ancora siete in Italia (https://www.bundestag.de), non perdetevi una visita al Reichstag, nella celebre cupola di vetro che, contestata da tanti, secondo me è meravigliosa!  Da qui siete già pronti per una bella camminata verso la Brandemburger Tor e lungo almeno un pezzo del famosissimo Unter den Linden. Per il pomeriggio, farei un salto al Check Point Charlie, con la possibilità di visitare il vicino museo del muro.

Domenica: prima di ripartire, non potete perdervi il Castello di Charlottenburg con la sua collezione di porcellane ed i bei giardini.

Dopo tutto questo, se Berlino vi ha fatto venire voglia di prolungare di alcuni giorni la vacanza, sappiate che ad un centinaio di kilometri dalla città, e facilmente raggiungibile anche in treno, c’è una regione meravigliosa e suggestiva, chiamata Spreewald. Una terra piena di boschi e canali d’acqua, poco conosciuta, ma unica per l’incredibile paesaggio e la propria cultura, ancora oggi molto legata alle vecchie tradizioni…se avete tempo, merita davvero!

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Voci precedenti più vecchie

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